SKS rumeno modello 56

 

Va bene... con questo fucile giochiamoci un po'....

Quando Steve Kehaya e Joe Poyer stavano per dare alle stampe la prima edizione del libro "The SKS Carbine" era il 1996, ed affermavano che la Romania aveva utilizzato delle carabine SKS e forse le aveva anche prodotte.

Ma ad affermare che la Romania non le aveva prodotte c'erano fonti importanti, incluso un addetto dell'Ambasciata Rumena a Washington.

Insomma... la guerra fredda era finita da una vita, eppure ancora c'era molta "riservatezza" sulle armi prodotte dai Paesi del Patto di Varsavia!

La verità è che di SKS rumeni se ne sono visti pochi, perché la produzione è durata solo dal 1957 al 1960 ed è avvenuta nel solo arsenale di Cugir.

Che cosa abbiano fatto queste carabine, dove siano state impiegate e per quali scopi non è facile da stabilire. Il fatto che non se ne ritrovino come "bringback", cioè come souvenir portati a casa dai militari americani, lascia pensare che non siano state coinvolte in guerre alle quali abbiano partecipato gli USA.

D'altra parte, il fatto che tantissime siano plurimatricola lascia il sospetto che siano state usate in maniera decisamente "pesante", ed al di fuori del territorio rumeno.

Tra l'altro, è difficile distinguerle dalle sovietiche o dalle primissime cinesi, perché le differenze esteriori sono minime, e si limitano al punzone di produzione (molto, molto simile ad un punzone russo), alla punzonatura dell'anno di produzione e ad altri particolari decisamente secondari.

 

Diamo un'occhiata alla mia, molto "vissuta" e "molto plurimatricola"; la canna è molto migliore di quanto non facciano sospettare i legni, che hanno bisogno di una buon restauro conservativo, e cominciamo dall'azione, che non è diversa esternamente da quella russa (mentre all'interno è diversa la sezione del percussore):

 

 

La "I" alla base dell'alzo ci dice che non è di produzione russa, dove il simbolo utilizzato era "∏"

 

 

La matricola è composta da due lettere seguite da quattro cifre, seguite dall'anno di produzione, in questo caso il 1960, che è stato l'ultimo.

 

 

sulla canna, nella parte anteriore all'altezza dello snodo della baionetta, troviamo un punzone "Cugir Romania", ed è probabile che sia stato apposto al momento dell'importazione, piuttosto che al momento della produzione. Tra l'altro, il punzone dice "Cugir", mentre secondo Kehaya e Poyer l'arsenale era quello di "Cagir".

 

 

Questo è il punzone dell'arsenale di produzione, ed è in buona parte coperto dai legni.

Se non fosse per la mancanza degli "impennaggi" sulla freccia, sarebbe facilmente confondibile con il punzone russo dell'Arsenale di Izhevsk.

 

 

Quando prendo un nuovo fucile, mi interessa anche capire che strada ha fatto per arrivare in Italia. In questo caso, la fattura di acquisto mi diceva che l'importatore italiano era la Nuova Jager (che peraltro in questo caso si è astenuta, fortunatamente, dal "ricondizionare" il fucile!).

Ho pensato che l'importatore fosse riuscito a trovare una qualche fonte di approvvigionamento in un Paese dell'Est... fino a quando sulla parte anteriore della canna non ho trovato il punzone "C.A.I. St. Alb.", che identifica la Century Arms International americana (si, proprio quella che importò negli USA il Carcano 91/38 usato da Lee Oswald contro JFK).

A questo punto la traccia si interrompe, e so solo che il fucile è arrivato in Italia dagli USA, ma come e da dove sia arrivato in USA per me resta ignoto.

 

 

Qui si può vedere il calciolo, con il classico foro per il kit di pulizia

 

 

E qui, l'SKS rumeno ha la baionetta inastata.

 

 

Ecco alcuni dati tecnici sull'SKS:

 

Lunghezza arma cm. 102
Lunghezza canna cm. 52
Peso (scarico) Kg. 3,85
Rigature 4 destrorse
Calibro 7,62x39 russo (M43)
Modo operativo semiautomatico
Cadenza di fuoco teorica 20 colpi al minuto
Serbatoio caricatore interno da 10 colpi
Velocità della palla alla bocca 735 m/s
Distanza effettiva massima 400 metri

 

Come al solito, qui è possibile scaricare il manuale.